{"id":2004,"date":"2020-03-25T11:35:12","date_gmt":"2020-03-25T10:35:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.e-movementraining.it\/v2019\/?p=2004"},"modified":"2020-06-04T17:36:29","modified_gmt":"2020-06-04T15:36:29","slug":"adattamento-efficienza-movimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.e-movementraining.it\/v2019\/2020\/03\/25\/adattamento-efficienza-movimento\/","title":{"rendered":"Adattamento, efficienza e Movimento"},"content":{"rendered":"<div id='av-layout-grid-1'  class='av-layout-grid-container av-k7rp2np1-7bfa011bc57a5c3d25d02556c641ea97 entry-content-wrapper main_color av-flex-cells  avia-builder-el-0  el_before_av_heading  avia-builder-el-first   av-desktop-hide av-medium-hide av-small-hide av-mini-hide container_wrap fullsize'  >\n<div class='flex_cell av_one_third av-6fql8g-6b59b266573501a6bdfe12cf67a48086 no_margin  avia-builder-el-1  el_before_av_cell_one_third  avia-builder-el-first ' ><div class='flex_cell_inner'><\/div><\/div><div class='flex_cell av_one_third av-4tsgxc-a5dac1b1eb31dc8d2b104d6f87603739 no_margin  avia-builder-el-2  el_after_av_cell_one_third  el_before_av_cell_one_third ' ><div class='flex_cell_inner'><p>\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-k88tw2ra-8433a2734193dd484282deefb831d00a\">\n#top .av-special-heading.av-k88tw2ra-8433a2734193dd484282deefb831d00a{\npadding-bottom:10px;\ncolor:#4ecac2;\nfont-size:35px;\n}\n.av-special-heading.av-k88tw2ra-8433a2734193dd484282deefb831d00a .special-heading-inner-border{\nborder-color:#4ecac2;\n}\n<\/style>\n<div  class='av-special-heading av-k88tw2ra-8433a2734193dd484282deefb831d00a av-special-heading-h3 custom-color-heading blockquote classic-quote  avia-builder-el-3  el_before_av_textblock  avia-builder-el-first  av-inherit-size '><h3 class='av-special-heading-tag  av-medium-font-size-overwrite av-medium-font-size-30 av-small-font-size-overwrite av-small-font-size-25 av-mini-font-size-overwrite av-mini-font-size-20'  itemprop=\"headline\"  >Adattamento, efficienza e Movimento<\/h3><div class='special-heading-border'><div class='special-heading-inner-border'><\/div><\/div><\/div><br \/>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-k7rosuqf-b1d3355e130f127fa08b328c378779c3\">\n.av_textblock_section.av-k7rosuqf-b1d3355e130f127fa08b328c378779c3 .avia_textblock{\nfont-size:15px;\n}\n<\/style>\n<section  class='av_textblock_section av-k7rosuqf-b1d3355e130f127fa08b328c378779c3 '  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock  av-small-font-size-overwrite av-small-font-size-14 av-mini-font-size-overwrite av-mini-font-size-14'  itemprop=\"text\" ><blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>The body will become better at whatever you do, or don\u2019t do.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>If you don\u2019t move, your body will make you better at not moving.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>If you move, your body will allow more movement.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u2014 Ido Portal<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2666<\/p>\n<p>Non muovi una qualche articolazione? Bene, il tuo corpo si calcificher\u00e0 attorno ad essa, accorciando i tessuti connettivi, diminuendo l\u2019innervazione dei muscoli, cannibalizzando le connessioni neurologiche adibite a quella funzione, ecc.<\/p>\n<p>In pratica rendendo migliore l&#8217;articolazione nel fare ci\u00f2 che chiedi, cio\u00e8 nel <em>NON muoversi<\/em>.<\/p>\n<p>E in questo infatti diventer\u00e0 efficiente, perch\u00e9 \u00e8 molto pi\u00f9 efficiente rispetto al mantenere proteine, nervi, afflusso di sangue, sinapsi (che sono tutti elementi metabolicamente molto costosi in termini energetici) per qualcosa che in realt\u00e0 non usi.<\/p>\n<p>In questo contesto emerge come fondamentale il concetto secondo cui l\u2019<strong>efficienza<\/strong> \u00e8 il fine ultimo nell\u2019evoluzione, il dictat del corpo umano.<\/p>\n<p>Questa efficienza che il corpo ricerca si concretizza nell\u2019 <strong>adattamento <\/strong>agli stimoli esterni da parte di tutte le strutture e i tessuti che lo compongono e che sono soggette a tali stimoli: tessuto connettivo, che include tendini, legamenti, menischi, cartilagini, ma anche ossa, la cosiddetta fascia, ecc.<\/p>\n<p>Seppur diversi per composizione e funzione (ed \u00e8 la funzione stessa per cui sono state progettate tali parti che ne determina la forma: resistenza a trazione piuttosto che a compressione o torsione comportano una diversa disposizione, dimensione e risposta delle fibre che compongono le strutture considerate), se sottoposti a stimolo adeguato (l\u2019ammontare di forza che chiediamo sia gestita da tali tessuti), essi si modificano, adattandosi per rispondere alla domanda (carico) considerato.<\/p>\n<p>Per fare un esempio concreto, consideriamo <em>legamenti<\/em> e <em>tendini<\/em>: i primi fungono da collegamento tra due strutture separate, i secondi per trasmettere le forze tra muscoli e ossa in predeterminate direzioni. Tali forze per entrambi i tessuti sono sostanzialmente forze di trazione, le quali sono assorbite dalla particolare sostanza delle fibre che li costituiscono, il <em>collagene<\/em>, nonch\u00e9 dalla disposizione di tali fibre (che si dispongono nella stessa direzione di applicazione delle forze in gioco). All&#8217;aumentare del carico il corpo risponde con un adattamento, aumentando la quantit\u00e0 di collagene messa in gioco e irrobustendo le fibre.<\/p>\n<p>Numerosi studi confermano infatti che tendini e legamenti rispondono positivamente all&#8217;esercizio: in altre parole \u201ctendini e legamenti NECESSITANO di essere caricati\u201d.<\/p>\n<p>Un ulteriore esempio \u00e8 quello relativo a quei tessuti la cui funzione invece \u00e8 quella di resistere a forze di compressione: ossa, cartilagine, menischi.<\/p>\n<p>Anche questi, analogamente ai precedenti, rispondono positivamente alle sollecitazioni adeguate: le prime, cambiando la propria densit\u00e0 e composizione, diventano pi\u00f9 forti; le cartilagini, grazie alla loro composizione ricca di collagene, acido ialuronico e acqua, permettono il moto di un\u2019articolazione riducendone gli attriti e se opportunamente sollecitate si adattano migliorando la qualit\u00e0 della propria struttura. Infine i menischi, tramite il movimento e l\u2019esercizio traggono nutrimento dal flusso del liquido sinoviale favorito dalle compressioni che avvengono nell\u2019articolazione del ginocchio, prolungando la propria salute e longevit\u00e0.<\/p>\n<p>Diametralmente opposta \u00e8 la situazione dell\u2019<em>Immobilizzazione<\/em>: \u00e8 altrettanto vero infatti che il suddetto adattamento \u00e8 una strada a doppio senso: se ci muoviamo, otteniamo pi\u00f9 funzionalit\u00e0 nelle parti in movimento, ma se invece le lasciamo immobilizzate, si verificano alcuni adattamenti negativi, tra cui la randomizzazione nelle direzioni assunte dalle fibre di collagene (l&#8217;opposto della suddetta preziosa organizzazione in tendini e legamenti), l&#8217;incapacit\u00e0 dei fasci di collagene di scivolare facilmente l&#8217;uno accanto all&#8217;altro (a causa del reticolazione casuale e della perdita di acqua) e dalla sostituzione dei tipi di collagene, che sono meno forti rispetto al collagene originale.<\/p>\n<p>Quanto velocemente avviene questo deterioramento? Abbastanza velocemente. L&#8217;immobilizzazione riduce la rigidit\u00e0 del tendine entro 20 giorni (Kubo, 2004). Bastano nove settimane per cambiare la struttura del legamento al punto che ci vuole un anno per riguadagnare la normale funzione (Hubbard &#038; HicksLittle, 2008). Dopo questo tipo di cambiamenti, c&#8217;\u00e8 un rischio sostanzialmente maggiore di rottura del tendine o del legamento.<\/p>\n<p>Al contrario il movimento rappresenta un approccio migliore in presenza di un tendine infortunato: negli esseri umani, gli studi hanno dimostrato che il caricamento accelera la guarigione del tendine. Dodici settimane dopo l&#8217;infortunio, tendini riparati che sono stati trattati con carico precoce avevano una forza maggiore di tendini riparati trattati con un periodo iniziale di immobilizzazione (Buckwalter &#038; Grodzinsky, 1999).<\/p>\n<p>Nelle ossa l\u2019immobilizzazione, per ad esempio indossando per troppo tempo un gesso o un tutore a seguito di infortunio, provoca una perdita di densit\u00e0 ossea e una riduzione della formazione di nuovo tessuto: a grandi linee la massa ossea pu\u00f2 diminuire fino a met\u00e0 del normale entro 12 settimane, con una sostanziale riduzione della forza e aumento della probabilit\u00e0 di frattura (Buckwalter &#038; Grodzinsky, 1999). A ci\u00f2 si aggiunge il fatto che sono necessari mesi per ripristinare la funzione ossea di base dopo tale deterioramento.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019azione pi\u00f9 comune e immediata di fronte ad un osso fratturato sia l\u2019immobilizzarlo, numerosi studi dimostrano che caricare l&#8217;osso non appena subito dopo la frattura \u00e8 benefico (Buckwalter &#038; Grodzinsky, 1999). Le ricerche dimostrano che tale caricamento aiuta aumentare il volume, l&#8217;organizzazione e la composizione del &#8220;callo fratturale&#8221; (la porzione di osso che si forma per riparare la frattura).<\/p>\n<p>Concludendo l\u2019ampissimo discorso sull\u2019adattamento al Movimento, solo toccato a grandi linee in questo articolo, \u00e8 significativo sottolineare che esistono due approcci su cui porre l\u2019attenzione per valutare i cambiamenti nello stato di adattamento del corpo e dei tessuti:<\/p>\n<ol>\n<li>Nel <strong>breve termine<\/strong>, i tessuti, se non sono sufficientemente preparati per la sollecitazione a cui sono sottoposti, possono subire dei danni (i quali possono a loro volta causare dolore): infatti se il corpo \u00e8 esposto a un movimento che sollecita i tessuti in un modo per il quale il corpo stesso risulta essere impreparato, ci\u00f2 attiva i recettori adibiti al dolore (nocicettori). Inoltre, il corpo usa altri recettori per ottenere informazioni relative a propriocezione, stabilit\u00e0, ecc., per riconoscere una potenziale minaccia. Se la conclusione \u00e8 che esiste davvero una minaccia per il corpo, l&#8217;output sar\u00e0 il dolore.<\/li>\n<li>Nel <strong>lungo termine<\/strong>, i tessuti possono invece adattarsi (in risposta a vari stimoli, sia legati al movimento o all\u2019assenza dello stesso). In altri termini l\u2019adattamento avviene in entrambi i modi: il primo da ricercare (in virt\u00f9 del quale migliora la capacit\u00e0 di trasmettere forze al presentarsi di compiti e richieste future), mentre il secondo non desiderabile (orientato all\u2019aumento dei rischi di rottura).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Riflessioni analoghe e pi\u00f9 approfondite potrebbero essere fatti anche per altre tipologie di tessuti presenti nel corpo umano (muscolare, nervoso, epiteliale, ecc.), ma in questa sede lo scopo \u00e8 sottolineare un\u2019ultima volta il concetto seguente: i tessuti rispondono ai segnali che inviamo loro, e pertanto possiamo sviluppare tessuti che sono pi\u00f9 resistenti, preparandoli e preservandoli dagli infortuni, ma anche che nel caso questi di verificassero risulterebbe possibile guidare il nostro recupero dalle lesioni tramite il Movimento e che l&#8217;immobilizzazione dovrebbe sempre essere l&#8217;ultima risorsa da adottare.<\/p>\n<p>Non esiste infatti un pulsante di pausa sull\u2019adattamento fisiologico del corpo. Come visto, se smettiamo di muoverci anche per un breve periodo di tempo, il corpo risponder\u00e0 nel miglior modo possibile, e cio\u00e8<\/p>\n<p>supponendo che non necessitiamo pi\u00f9 il movimento e comincer\u00e0 a rimuovere tutti gli elementi dispendiosi e i componenti che costituiscono la nostra capacit\u00e0 di movimento.<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 la semplice consapevolezza a cui ognuno di noi dovrebbe giungere e cio\u00e8 che<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il movimento \u00e8 necessario.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2666<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cWhat are you moving towards?\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Ido Portal)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><\/blockquote>\n<div class=\"yF0IC\" data-hook=\"post-description\">\n<article class=\"blog-post-page-font\">\n<div class=\"post-content__body\">\n<div class=\"Bkj7Z _3zFq8 _2fe0R\">\n<div class=\"kcuBq YK7RC blog-post-page-font _3EDx7 uatYj\" dir=\"ltr\">\n<div class=\"kaqlz _2QFkw blog-post-page-font VqbkD\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<div class=\"_1yEvn\">\n<div class=\"_3YxRQ\" data-hook=\"post-main-actions-desktop\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/section><\/p>\n<\/div><\/div>\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-2rnkog-562367f4491aa6766ebe8c7bb9ff5193\">\n.flex_cell.av-2rnkog-562367f4491aa6766ebe8c7bb9ff5193{\nvertical-align:top;\npadding:30px 30px 30px 30px;\n}\n<\/style>\n<div class='flex_cell av_one_third av-2rnkog-562367f4491aa6766ebe8c7bb9ff5193 no_margin  avia-builder-el-5  el_after_av_cell_one_third  avia-builder-el-last ' ><div class='flex_cell_inner'><\/div><\/div>\n<\/div><div id='after_grid_row_1'  class='main_color av_default_container_wrap container_wrap fullsize'  ><div class='container av-section-cont-open' ><div class='template-page content  av-content-full alpha units'><div class='post-entry post-entry-type-page post-entry-2004'><div class='entry-content-wrapper clearfix'>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-av_heading-0c15501395561744fb01644e0424730e\">\n#top .av-special-heading.av-av_heading-0c15501395561744fb01644e0424730e{\npadding-bottom:10px;\ncolor:#4ecac2;\nfont-size:35px;\n}\n.av-special-heading.av-av_heading-0c15501395561744fb01644e0424730e .special-heading-inner-border{\nborder-color:#4ecac2;\n}\n<\/style>\n<div  class='av-special-heading av-av_heading-0c15501395561744fb01644e0424730e av-special-heading-h3 custom-color-heading blockquote classic-quote  avia-builder-el-6  el_after_av_layout_row  el_before_av_hr  avia-builder-el-first  av-inherit-size av-linked-heading '><h3 class='av-special-heading-tag  av-medium-font-size-overwrite av-medium-font-size-30 av-small-font-size-overwrite av-small-font-size-25 av-mini-font-size-overwrite av-mini-font-size-20'  itemprop=\"headline\"  >Adattamento, efficienza e Movimento<\/h3><div class='special-heading-border'><div class='special-heading-inner-border'><\/div><\/div><\/div>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-k7byyb0h-159495c9739f34c4741a7a66d9fb4659\">\n#top .hr.hr-invisible.av-k7byyb0h-159495c9739f34c4741a7a66d9fb4659{\nheight:20px;\n}\n<\/style>\n<div  class='hr av-k7byyb0h-159495c9739f34c4741a7a66d9fb4659 hr-invisible  avia-builder-el-7  el_after_av_heading  el_before_av_textblock  '><span class='hr-inner '><span class=\"hr-inner-style\"><\/span><\/span><\/div>\n\n<style type=\"text\/css\" data-created_by=\"avia_inline_auto\" id=\"style-css-av-k7rosuqf-32e77a95cc09ac1be182164624d0cba8\">\n.av_textblock_section.av-k7rosuqf-32e77a95cc09ac1be182164624d0cba8 .avia_textblock{\nfont-size:15px;\n}\n<\/style>\n<section  class='av_textblock_section av-k7rosuqf-32e77a95cc09ac1be182164624d0cba8 '  itemscope=\"itemscope\" itemtype=\"https:\/\/schema.org\/BlogPosting\" itemprop=\"blogPost\" ><div class='avia_textblock  av-small-font-size-overwrite av-small-font-size-14 av-mini-font-size-overwrite av-mini-font-size-14'  itemprop=\"text\" ><blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>The body will become better at whatever you do, or don\u2019t do.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>If you don\u2019t move, your body will make you better at not moving.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>If you move, your body will allow more movement.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u2014 Ido Portal<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2666<\/p>\n<p>Durante la tua giornata, le tue attivit\u00e0 ordinarie, o anche nelle pratiche sportive che svolgi, ti capita di non muovere una qualche articolazione? Sei stato coinvolto in un infortunio e da allora sei restio ad utilizzare la parte del corpo interessata?<\/p>\n<p>Se la risposta alle domande precedenti \u00e8 &#8220;si&#8221;, allora fai attenzione: \u00e8 praticamente garantito che il tuo corpo si calcificher\u00e0 attorno a questa articolazione, accorciando i tessuti connettivi, diminuendo l\u2019innervazione dei muscoli, cannibalizzando le connessioni neurologiche adibite a quella funzione, ecc.<\/p>\n<p>In pratica rendendo migliore l&#8217;articolazione nel fare ci\u00f2 che chiedi, cio\u00e8 nel <em>NON muoversi<\/em>.<\/p>\n<p>E in questo infatti diventer\u00e0 efficiente, perch\u00e9 \u00e8 molto pi\u00f9 efficiente rispetto al mantenere proteine, nervi, afflusso di sangue, sinapsi (che sono tutti elementi metabolicamente molto costosi in termini energetici) per qualcosa che in realt\u00e0 non usi.<\/p>\n<p>In questo contesto emerge come fondamentale il concetto secondo cui l\u2019<strong>efficienza<\/strong> \u00e8 il fine ultimo nell\u2019evoluzione, il dictat del corpo umano.<\/p>\n<p>Questa efficienza che il corpo ricerca si concretizza nell\u2019 <strong>adattamento <\/strong>agli stimoli esterni da parte di tutte le strutture e i tessuti che lo compongono e che sono soggette a tali stimoli: tessuto connettivo, che include tendini, legamenti, menischi, cartilagini, ma anche ossa, la cosiddetta fascia, ecc.<\/p>\n<p>Seppur diversi per composizione e funzione (ed \u00e8 la funzione stessa per cui sono state progettate tali parti che ne determina la forma: resistenza a trazione piuttosto che a compressione o torsione comportano una diversa disposizione, dimensione e risposta delle fibre che compongono le strutture considerate), se sottoposti a stimolo adeguato (l\u2019ammontare di forza che chiediamo sia gestita da tali tessuti), essi si modificano, adattandosi per rispondere alla domanda (carico) considerato.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #808080;\"><em>Legamenti &amp; Tendini<\/em><\/span><\/h4>\n<p>Per fare un esempio concreto, consideriamo <em>legamenti<\/em> e <em>tendini<\/em>: i primi fungono da collegamento tra due strutture separate, i secondi per trasmettere le forze tra muscoli e ossa in predeterminate direzioni. Tali forze per entrambi i tessuti sono sostanzialmente forze di trazione, le quali sono assorbite dalla particolare sostanza delle fibre che li costituiscono, il <em>collagene<\/em>, nonch\u00e9 dalla disposizione di tali fibre (che si dispongono nella stessa direzione di applicazione delle forze in gioco). All&#8217;aumentare del carico il corpo risponde con un adattamento, aumentando la quantit\u00e0 di collagene messa in gioco e irrobustendo le fibre.<\/p>\n<p>Numerosi studi confermano infatti che tendini e legamenti rispondono positivamente all&#8217;esercizio: in altre parole \u201ctendini e legamenti NECESSITANO di essere caricati\u201d.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #999999;\"><em>Ossa, cartilagini, menischi<\/em><\/span><\/h4>\n<p>Un ulteriore esempio \u00e8 quello relativo a quei tessuti la cui funzione invece \u00e8 quella di resistere a forze di compressione: ossa, cartilagine, menischi.<\/p>\n<p>Anche questi, analogamente ai precedenti, rispondono positivamente alle sollecitazioni adeguate: le prime, cambiando la propria densit\u00e0 e composizione, diventano pi\u00f9 forti; le cartilagini, grazie alla loro composizione ricca di collagene, acido ialuronico e acqua, permettono il moto di un\u2019articolazione riducendone gli attriti e se opportunamente sollecitate si adattano migliorando la qualit\u00e0 della propria struttura. Infine i menischi, tramite il movimento e l\u2019esercizio traggono nutrimento dal flusso del liquido sinoviale favorito dalle compressioni che avvengono nell&#8217;articolazione del ginocchio, prolungando la propria salute e longevit\u00e0.<\/p>\n<h4><span style=\"color: #999999;\"><em>L&#8217;immobilizzazione: preservare o aggravare il danno?<\/em><\/span><\/h4>\n<p>Diametralmente opposta \u00e8 la situazione dell\u2019<em>Immobilizzazione<\/em>: \u00e8 altrettanto vero infatti che il suddetto adattamento \u00e8 una strada a doppio senso: se ci muoviamo, otteniamo pi\u00f9 funzionalit\u00e0 nelle parti in movimento, ma se invece le lasciamo immobilizzate, si verificano alcuni adattamenti negativi, tra cui la randomizzazione nelle direzioni assunte dalle fibre di collagene (l&#8217;opposto della suddetta preziosa organizzazione in tendini e legamenti), l&#8217;incapacit\u00e0 dei fasci di collagene di scivolare facilmente l&#8217;uno accanto all&#8217;altro (a causa del reticolazione casuale e della perdita di acqua) e dalla sostituzione dei tipi di collagene, che sono meno forti rispetto al collagene originale.<\/p>\n<p>Quanto velocemente avviene questo deterioramento? Abbastanza velocemente. L&#8217;immobilizzazione riduce la rigidit\u00e0 del tendine entro 20 giorni (Kubo, 2004). Bastano nove settimane per cambiare la struttura del legamento al punto che ci vuole un anno per riguadagnare la normale funzione (Hubbard &amp; HicksLittle, 2008). Dopo questo tipo di cambiamenti, c&#8217;\u00e8 un rischio sostanzialmente maggiore di rottura del tendine o del legamento.<\/p>\n<p>Al contrario il movimento rappresenta un approccio migliore in presenza di un tendine infortunato: negli esseri umani, gli studi hanno dimostrato che il caricamento accelera la guarigione del tendine. Dodici settimane dopo l&#8217;infortunio, tendini riparati che sono stati trattati con carico precoce avevano una forza maggiore di tendini riparati trattati con un periodo iniziale di immobilizzazione (Buckwalter &amp; Grodzinsky, 1999).<\/p>\n<p>Nelle ossa l\u2019immobilizzazione, per ad esempio indossando per troppo tempo un gesso o un tutore a seguito di infortunio, provoca una perdita di densit\u00e0 ossea e una riduzione della formazione di nuovo tessuto: a grandi linee la massa ossea pu\u00f2 diminuire fino a met\u00e0 del normale entro 12 settimane, con una sostanziale riduzione della forza e aumento della probabilit\u00e0 di frattura (Buckwalter &amp; Grodzinsky, 1999). A ci\u00f2 si aggiunge il fatto che sono necessari mesi per ripristinare la funzione ossea di base dopo tale deterioramento.<\/p>\n<p>Nonostante l\u2019azione pi\u00f9 comune e immediata di fronte ad un osso fratturato sia l\u2019immobilizzarlo, numerosi studi dimostrano che caricare l&#8217;osso non appena subito dopo la frattura \u00e8 benefico (Buckwalter &amp; Grodzinsky, 1999). Le ricerche dimostrano che tale caricamento aiuta aumentare il volume, l&#8217;organizzazione e la composizione del &#8220;callo fratturale&#8221; (la porzione di osso che si forma per riparare la frattura).<\/p>\n<h4><span style=\"color: #999999;\"><em>Conclusioni<\/em><\/span><\/h4>\n<p>Concludendo l\u2019ampissimo discorso sull\u2019adattamento al Movimento, solo toccato a grandi linee in questo articolo, \u00e8 significativo sottolineare che esistono due approcci su cui porre l\u2019attenzione per valutare i cambiamenti nello stato di adattamento del corpo e dei tessuti:<\/p>\n<ol>\n<li>Nel <strong>breve termine<\/strong>, i tessuti, se non sono sufficientemente preparati per la sollecitazione a cui sono sottoposti, possono subire dei danni (i quali possono a loro volta causare dolore): infatti se il corpo \u00e8 esposto a un movimento che sollecita i tessuti in un modo per il quale il corpo stesso risulta essere impreparato, ci\u00f2 attiva i recettori adibiti al dolore (nocicettori). Inoltre, il corpo usa altri recettori per ottenere informazioni relative a propriocezione, stabilit\u00e0, ecc., per riconoscere una potenziale minaccia. Se la conclusione \u00e8 che esiste davvero una minaccia per il corpo, l&#8217;output sar\u00e0 il dolore.<\/li>\n<li>Nel <strong>lungo termine<\/strong>, i tessuti possono invece adattarsi (in risposta a vari stimoli, sia legati al movimento o all\u2019assenza dello stesso). In altri termini l\u2019adattamento avviene in entrambi i modi: il primo da ricercare (in virt\u00f9 del quale migliora la capacit\u00e0 di trasmettere forze al presentarsi di compiti e richieste future), mentre il secondo non desiderabile (orientato all\u2019aumento dei rischi di rottura).<\/li>\n<\/ol>\n<p>Riflessioni analoghe e pi\u00f9 approfondite potrebbero essere fatti anche per altre tipologie di tessuti presenti nel corpo umano (muscolare, nervoso, epiteliale, ecc.), ma in questa sede lo scopo \u00e8 sottolineare un\u2019ultima volta il concetto seguente: i tessuti rispondono ai segnali che inviamo loro, e pertanto possiamo sviluppare tessuti che sono pi\u00f9 resistenti, preparandoli e preservandoli dagli infortuni, ma anche che nel caso questi di verificassero risulterebbe possibile guidare il nostro recupero dalle lesioni tramite il Movimento e che l&#8217;immobilizzazione dovrebbe sempre essere l&#8217;ultima risorsa da adottare.<\/p>\n<p>Non esiste infatti un pulsante di pausa sull\u2019adattamento fisiologico del corpo. Come visto, se smettiamo di muoverci anche per un breve periodo di tempo, il corpo risponder\u00e0 nel miglior modo possibile, e cio\u00e8<\/p>\n<p>supponendo che non necessitiamo pi\u00f9 il movimento e comincer\u00e0 a rimuovere tutti gli elementi dispendiosi e i componenti che costituiscono la nostra capacit\u00e0 di movimento.<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 la semplice consapevolezza a cui ognuno di noi dovrebbe giungere e cio\u00e8 che<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Il movimento \u00e8 necessario.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\u2666<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>\u201cWhat are you moving towards?\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Ido Portal)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><\/blockquote>\n<div class=\"yF0IC\" data-hook=\"post-description\">\n<article class=\"blog-post-page-font\">\n<div class=\"post-content__body\">\n<div class=\"Bkj7Z _3zFq8 _2fe0R\">\n<div class=\"kcuBq YK7RC 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